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Cannabis: dagli Usa le potenzialità dei cannabinoidi non psicoattivi

In Italia la Cannabis a uso terapeutico è regolamentata dal 2014, viene prodotta dallo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, e prevede la distribuzione da parte delle farmacie di preparazioni magistrali. I preparati a base di Cbd, o altri cannabinoidi non psicoattivi, non hanno invece ancora una registrazione regolamentata. Mentre in Italia il Senato, a fine dicembre, ha bloccato il subemendamento presente nella legge di Bilancio per la commercializzazione di cannabis light (con Thc inferiore allo 0,5%), all’estero aumenta l’interesse sulle potenzialità offerte dalla Cannabis sativa.

Il cannabidiolo e gli altri principi attivi

Secondo un recente articolo di Drugstorenews.com, attualmente l’industria della canapa sta vivendo un’esplosione di interesse per il cannabidiolo o Cbd, che sta diventando un ingrediente di moda, utilizzato nei diversi prodotti dai nutraceutici alla cosmesi, alla salute degli animali. L’articolo riferisce anche che il Cbd è solo uno dei cannabinoidi potenzialmente utilizzabili: la canapa, infatti, è una pianta che contiene centinaia di composti medicinali al suo interno e ognuno di questi ha importanti implicazioni su salute, benessere e bellezza.

Sebbene il Cbd sia tradizionalmente il cannabinoide più abbondante trovato nella canapa, nuove varietà di canapa producono altri cannabinoidi più rari, in quantità maggiori. Per esempio il cannabinolo, o Cbn, è un cannabinoide che sta mostrando alcuni benefici legati al sonno che potrebbero essere utilizzati dall’industria con successo. Il cannabicromene, noto anche come Cbc, è un altro raro cannabinoide che potrebbe rivelarsi più efficace come antidolorifico rispetto a qualsiasi altro cannabinoide naturale scoperto finora. Il cannabigerolo (Cbg), invece, produce un effetto quasi energizzante. Questo cannabinoide viene utilizzato in varie formulazioni legate all’energia e alla vigilanza.

I prodotti sono attualmente considerati “più efficaci” sono quelli che contengono un “mix di ingredienti attivi provenienti dall’estratto vegetale, in gran parte per l’“effetto entourage” o la sinergia di composti trovati all’interno. Sempre più marchi, quindi, promuovono i loro prodotti “a spettro completo”, con contenuto di Thc a meno dello 0,3%. Il sito Drugstorenews aggiunge che questi prodotti tendono a produrre un effetto più duraturo e probabilmente, con le conoscenze di oggi, sono migliori di un prodotto a base di un singolo ingrediente isolato; rimane, tuttavia, il problema legato all’estrazione in olio, perché è difficile produrre esattamente lo stesso estratto ogni volta, data la diversità di ogni pianta.

 
 

fonte:

PharmaRetail

 
 

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