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Farmacie, Cossolo: investimento non remunerato. O farmacia servizi o modello inglese

La farmacia genera un ritorno del 3% dell'investimento, non garantendo la remunerazione del capitale di rischio, e per il futuro ha due alternative: o la farmacia dei servizi, o diventare come le attuali farmacie inglesi. Questo il monito lanciato da Marco Cossolo, presidente nazionale di Federfarma nel suo intervento al dibattito nel corso della IV Giornata Nazionale delle Farmacie Comunali Italiane, svoltasi il 29 novembre a Pisa. Dibattito, riporta un comunicato di Assofarm, che si è aperto nel corso della tavola rotonda, all'inizio della quale il segretario generale di Assofarm Francesco Schito ha posto il tema delle parole-mito: «Dagli anni Novanta parliamo di pharmaceutical care, dal 2009 i servizi in farmacia sono legge, oggi si parla di presa in carico. Parole che dominano il dibattito per anni, senza che portino mai ai fatti. Da cosa dipendono queste impasse?».

Investire in farmacia: ritorno di capitale del 3%

La risposta più "netta e accalorata" è arrivata da Cossolo: «Oggi la farmacia produce un ritorno sull'investimento pari al 3%, non garantendo di fatto la remunerazione del capitale di rischio. Se i farmacisti prendessero piena coscienza del fatto che oggi non sono più dei privilegiati, forse la loro spinta al cambiamento sarebbe più decisa. Dovrebbero inoltre comprendere che il futuro ha due alternative: o realizziamo la farmacia dei servizi, oppure diventeremo ciò che oggi sono le farmacie inglesi». Per il presidente di Federfarma Servizi Antonello Mirone la strategia è quella di «ridurre la conflittualità e competizione interna al settore, a favore di un maggiore coordinamento. Nessun servizio può efficacemente essere erogato senza un'organizzazione centrale del sistema». Ma, per il presidente di Assogenerici Enrique Hausermann è "rischioso anteporre la farmacia dei servizi al ruolo dispensativo del farmaco fino ad oggi sempre svolto dalle farmacie secondo". La tavola rotonda è stata chiusa dall'intervento dell'onorevole Marcello Gemmato, Segretario della Commissione Affari Sociali alla Camera: «Il grande impegno profuso dalle farmacie per i servizi non dovrebbe far trascurare il fronte della distribuzione per conto. La gestione del farmaco è la nostra specificità. Questa gestione, dopo un'adeguata formazione, si può estendere praticamente a qualsiasi tipo di farmaco. Al tempo stesso quando si fanno i conti sulla distribuzione diretta non si tengono mai presenti gli ingenti costi logistici, economici e di tempo, che il paziente deve sostenere per recarsi alla farmacia ospedaliera». Nel corso della giornata sono emersi altri spunti dai relatori presenti. Dall'Ad di Credifarma Marco Alessandrini è arrivata la sollecitazione all'aggregazione che "può essere l'unica risposta al calo delle marginalità", per il commercialista Franco Falorni non va dimenticato che "la farmacia esiste nel territorio in ragione di una concessione pubblica avente lo scopo di tutelare la salute dei cittadini", per l'avvocato Bruno Riccardo Nicoloso, "il farmaco non è un prodotto, ma il contenuto di una prestazione sanitaria. Da questo punto di vista, tutti i farmaci sono farmaci etici. E bisogna ricordare che la Cassazione da tempo ha sentenziato che la farmacia è un'attività commerciale, ma il farmacista non è un commerciante". Dall'Amministratore unico delle Farmacie Comunali di Pisa, Andrea Porcaro D'Ambrosio, la proposta per tutta la federazione di "lavorare per una revisione della legge 124/2017 studiando i casi europei in cui assetti legislativi simili hanno già prodotto risultati critici".

Farmacia sociale: sostegno da mondo accademico

Il pieno appoggio alla farmacia sociale è arrivato dal mondo accademico: il prorettore dell'Università di Pisa Marco Gesi ha ricordato come «se nell'Ottocento la dimensione morale del farmacista doveva essere per così dire certificata dal sindaco e dal parroco locali, ancora oggi il farmacista ha saputo mantenere solidi rapporti con il territorio e i bisogni del cittadino. Ogni ricerca conferma l'alto livello di fiducia di cui gode presso la collettività». Per il Rettore della Scuola Superiore Sant'Anna Sabina Nuti, invece, la vera domanda attorno alla quale gira tutto il dibattito odierno sulla farmacia è come essa possa sempre più produrre valore per la collettività. Secondo l'accademica pisana le farmacie possono essere la soluzione a certi costi logistici evitabili, e al tempo stesso una soluzione al problema del progressivo calo di medici e infermieri disponibili per il SSN. A chiudere la prima tornata di interventi è stato il coordinatore delle farmacie comunali toscane Alessio Poli: «non parliamo di un tema simile per puro caso a Pisa. La Toscana sta investendo convinta nello sviluppo di un rapporto virtuoso tra welfare locale e farmacie territoriali". Conferma questa posizione un messaggio inviato dall'Assessore al Diritto alla Salute toscano Stefania Saccardi per la quale "La farmacia comunale non è solo parte del patrimonio della salute ma anche di quello sociale e culturale, fondato su valori come il vicinato, la conoscenza diretta del cittadino e dei suoi problemi e il senso di appartenenza alla comunità, a partire dalla logica per cui vennero istituite, cioè quella di offrire un servizio laddove il privato non aveva interesse o convenienza ad aprire una sede. Oltre che al valore sanitario della farmacia pubblica, quindi credo profondamente nel suo valore sociale».
 
 

fonte:

Farmacista 33

 
 

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