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Antibiotico resistenza. Politiche di immunizzazione e infection control insieme per contrastarla

Si è tenuto presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani il Forum “Politiche di immunizzazione e gestione delle infezioni ospedaliere – Una nuova strategia di contrasto all’AMR”, organizzato da The European House – Ambrosetti con il contributo di Pfizer. Un incontro per evidenziare l’urgenza e il valore di un nuovo approccio sinergico tra le politiche di immunizzazione e le azioni di contrasto delle infezioni ospedaliere in particolare quelle antibiotico resistenti, attraverso un confronto tra gli stakeholder e gli esperti.

Un dibattito per aprire una finestra nuova sull’AMR guardando attraverso la lente della prevenzione. Un’occasione per fare il punto sulla situazione dell’Italia, che è ancora il primo Paese in Europa per numero di infezioni (201,6 mila) e di morti attribuibili (10,8 mila) ad antibiotico resistenza e per burden of disease (circa 450 DALY per 100.000 abitanti). Questi dati devono tener conto tuttavia di una complessità crescente dei pazienti (sempre più anziani e fragili), ricorda Pierluigi Viale, Direttore Unità operativa Malattie Infettive, Policlinico Sant'Orsola-Malpighi.

A quasi 2 anni dalla pubblicazione del Piano Nazionale di contrasto all’Antimicrobico resistenza, seppure in maniera disomogenea, vari programmi ed interventi sono stati attivati sia a livello regionale che locale, ricorda Daniela Bianco Partner e Responsabile dell’area Healthcare di The European House – Ambrosetti. Poca enfasi tuttavia è stata data al ruolo che le politiche di immunizzazione possono avere per la riduzione delle infezioni e, di conseguenza dell’AMR, in una visione più ampia e integrata del sistema. L’OMS già nel 2015 nel suo Piano d’azione globale ha sottolineato l’importanza dei vaccini nel ridurre il numero totale di infezioni di un ceppo batterico – con conseguente riduzione dei trattamenti antibiotici – e nel contribuire a prevenire infezioni virali – evitando terapie antibiotiche inappropriate.

Paolo Bonanni, Coordinatore del Board del Calendario per la Vita, ha sottolineato come il nostro Calendario per la vita, riconosciuto come il più completo d’Europa, contribuisca alla lotta contro l’AMR attraverso le raccomandazioni sull’ampliamento delle indicazioni del vaccino anti-influenzale e sull’utilizzo del vaccino anti-pneumococcico e la disponibilità a valutare gli impatti – anche in termini di contrasto all’AMR - dei nuovi vaccini batterici attualmente in sviluppo, che dovrebbero essere resi disponibili nel medio termine, tra cui Clostridium difficile e Staphylococcus aureus.

Puntare sulle politiche di immunizzazione, soprattutto per gli over 65, riconosciuti come una delle categorie più a rischio dall’Oms, diventa fondamentale: questa categoria è quella maggiormente esposta al fenomeno delle resistenze, a causa dei diversi fattori di rischio per la colonizzazione e/o l'infezione da parte di germi resistenti che presentano e del continuo ricorso alle strutture ospedaliere. Come affermato da Pierluigi Lopalco, Professore di Igiene dell’Università di Pisa, proprio l’ospedale può essere un luogo importante per attuare politiche di immunizzazione, collaborando attivamente con le strutture territoriali, al fine di evitare la circolazione di patogeni infettivi resistenti nella comunità e continue riammissioni ospedaliere. 

L’analisi di Francesco Mennini, Professore di Economia Sanitaria dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, ha mostrato come quasi il 70% dei ricoveri acuti in regime ordinario in cui è stata diagnosticata un’infezione, ha riguardato proprio gli over 65. Tra le varie infezioni, quella intestinale da Clostridium Difficile registra il differenziale maggiore tra gli over 65 e i più giovani. 

In questi anni, in molte strutture ospedaliere italiane è aumentato il commitment sul contrasto all’AMR da parte delle direzioni strategiche, attraverso l’implementazione di programmi di antimicrobial stewardship e, in misura minore, di diagnostic stewardship, il potenziamento dei sistemi informativi e dei servizi diagnostici di microbiologia e l’attivazione di programmi di formazione per tutto il personale sanitario. Nei programmi di antimicrobial stewardship, l’igiene delle mani rappresenta l’intervento più costo-efficace, come affermato da Maira Luisa Moro, Direttore dell’Agenzia Sociale e Sanitaria della Regione Emilia Romagna: per ogni euro investito si ha un ritorno netto pari a 2,6 euro. 

Un’esperienza di antimicrobial stewardship di successo che ha dato risultati importanti anche in termini economici è quella di Modena: come ricorda Cristina Mussini, Direttrice della Clinica di malattie infettive dell’Azienda ospedaliero-universitaria, una strategia organica e strutturata ha permesso che in soli 5 anni il tasso di resistenza della Klebsiella pneumoniae e della Pseudomonas aeruginosa ai carbapenemi passassero rispettivamente dal 40% al 4% e dal 33% al 9%, con una spesa per antibiotici passata da 2 milioni di euro nel 2013 a 1,3 milioni di euro nel 2018. 

Gaetano D’Onofrio, Direttore Sanitario dell’AOU Federico II, ha invece descritto il modello di prevenzione e controllo delle infezioni della sua struttura. La struttura, anche se è stata identificata dalla Regione Campania come struttura guida nella prevenzione delle infezioni sul territorio regionale, presenta aree di miglioramento lavaggio delle mani in reparto e nel flusso dei dati di sorveglianza. 

Definire degli obiettivi, prevedere delle azioni, anche prendendo spunto da buone pratiche esistenti, e procedere con il monitoraggio dei risultati ottenuti, è cruciale per contrastare in maniera efficace il fenomeno dell’AMR. La cultura della misurazione e del monitoraggio è alla base dello SPiNCAR - Supporto al Piano Nazionale per il Contrasto all’Antimicrobico Resistenza – nato, come afferma il Commissario Straordinario dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro, per fissare standard di sicurezza per tutte le strutture sanitarie italiane e migliorare le performance delle stesse. Con questo sistema si vuole affrontare il problema dell’uso inappropriato degli antibiotici negli ambiti umano, animale e ambientale in un’ottica “One Health” e delle disomogeneità regionali e locali favorendo il coinvolgimento di tutti gli stakeholder. Gli antibiotici, come i vaccini, rappresentano importanti strumenti di sanità pubblica, in grado di tutelare non solo il singolo ma anche la collettività. 

Un approccio multidisciplinare per contrastare l’AMR, attraverso il coinvolgimento di tutti gli attori del sistema, dagli operatori sanitari (medici di tutte le specialità, infermieri, tecnici di laboratorio), ai veterinari e ai cittadini è imprescindibile, ha ribadito Angelo Pan, Presidente della Società Italiana Multidisciplinare per la Prevenzione delle Infezioni nelle Organizzazioni Sanitarie (SIMPIOS). Tale logica è stata anche alla base del progetto MuSiCARe, lanciato dalla SIMPIOS e della SItI per limitare la diffusione dell’antimicrobico-resistenza nel nostro Paese, agendo a sostegno del PNCAR, e per favorire la consapevolezza e la comprensione del problema dell’antimicrobico-resistenza attraverso la comunicazione, l’educazione e la formazione. 

I politici intervenuti, la Vicepresidente della Commissione Affari Sociali Rossana Boldi, gli Onorevoli Roberto Novelli e Vito De Filippo e la Senatrice Maria Rizzotti, concordano sull’adottare una visione e una strategia di azione unitaria tra politiche di immunizzazione e gestione delle infezioni che possa contrastare in modo significativo l’aumento dei batteri antibioticoresistenti. 

Parlare congiuntamente di politiche di immunizzazione, di riduzione delle infezioni e di contrasto all’AMR rappresenta un approccio vincente per il nostro sistema sanitario. Il Piano Nazionale Prevenzione può rappresentare una grande opportunità per realizzare interventi concreti per agire secondo questo nuovo approccio sistemico, ha affermato Claudio D’Amario, Direttore Generale della Prevenzione del Ministero della Salute.  
 
 

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